delDiariosconosciuto by banzai43

Qualcuno ha perso propri pensieri. Voglio renderli.

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Utente: delDiario
Nome: banzai43
Ex Dirigente di banca, milanese, ora pensionato, sposato, due figli grandi: maschio e femmina (gemelli eterozigoti). In aggiunta a questo blog, che ha un obiettivo specifico, ne alimento un altro: www.bloggers.it/banzai43. Vi aspetto.

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lunedì, 03 settembre 2007

   Sto cercando un uomo.  
   Ora vi spiego perché. Aiutatemi a trovarlo.  
 
Del Diario sconosciuto
 
PROLOGO
 
 
A fine primavera o inizio estate del 1990 (o forse del 1991), acquistai a Milano, su una bancarella, alcuni libri usati ed un quaderno, una specie di diario, redatto in stilografica con mano sicura e bella calligrafia, ordinata e maschia.
 
Ero stato attratto, fra vari libri allineati in verticale, da un dorso rosso sul quale non si leggeva alcunché. Non era un libro era un quaderno.
 
Nera la copertina cartonata, con bordo e spigoli rossi, pagine bianche a righe di scuola superiore. Nella terza di copertina, in basso a destra l’immagine di un fiore, chiusa in un quadrato. Sotto essa la scritta “D. 737”; in terza riga 4 caratteri cinesi e la scritta “MADE IN CHINA”; in quarta riga “170 x 207 mm. 100 SHEETS.
 
Un diario, dicevo, frammentario, discontinuo, talvolta cronologicamente incoerente. Fra le pagine scritte anche due disegni e facciate lasciate in bianco, come in attesa di riempirle più tardi, magari riportando Note stilate precedentemente, altrove. Ed ancora, all’interno, di colore, fattura e dimensione diversa fra loro, fogli sparsi, trattenuti da punti di cucitrice o graffette, pensieri scritti in momenti e luoghi diversi, taluni con ed altri senza data.
 
 Varii gli strumenti di scrittura: stilografica, biro, matita; spesso nervosa la grafia, qualche cancellatura.
 
In piedi, presso la bancarella, aprii il “libro” ne lessi alcune pagine e l’acquistai “preso” dal senso di angoscia che da esso traspariva per: la ricerca di sé; il far di conto con il proprio passato; lo sguardo volto all’avvenire. Dolori, amori, convinzioni politiche, senso di smarrimento, senso del dovere, tormento … Ne fui conquistato subito, ma non ebbi, per anni, il coraggio di leggerlo interamente. Promettevo a me stesso che lo avrei fatto in un altro momento con l’obiettivo di individuarne l’estensore a cui rendere questo piccolo “tesoro”, questo scampolo di vita (dal 1976 forse, all’11.2.1981), finito chissà come e perché su una bancarella di libri usati.
 
Da allora sono passati 15 o 16 anni (siamo ora nel 2007).
 
Di questi tempi ho letto e trascritto il tutto e riprodotto i disegni.
 
Ho mantenuto un religioso rispetto della forma, della punteggiatura, delle sottolineature, degli a capo, della riproduzione delle date e di ogni altra cosa trovata. Ho ordinato il tutto, per quanto possibile, cronologicamente. Le parole che non sono riuscito ad interpretare sono rappresentate da tre punti su sfondo rosso così:    
 
Ora non mi resta che trovare il proprietario di queste “note a se stesso”, sentendomi un poco in colpa per aver “curiosato” non tanto nella sua vita, bensì nella sua mente, nel suo animo. E ringraziarlo, nel contempo (siamo quasi coetanei e Lui, certamente, ha lavorato e vissuto a Milano lungamente), di aver ravvivato i miei pensieri con la memoria di talune situazioni anche da me vissute e di qualche persona, a me pure nota, di cui ormai avevo perso memoria.
 
 
A Voi tutti, amici miei, chiedo di aiutarmi a trovarlo.
 
Pubblicherò su questo Blog, un po’ alla volta e sino a completamento, quanto in mio possesso (con annotazioni in apposite sezioni per favorire i ricordi e le ricerche).
 
Per motivi di “privacy” oscurerò i nomi lasciando, di essi, le sole iniziali. Continuerò anche ricerche in proprio.
 
Mio desiderio assoluto è rendere questo quaderno a chi lo ha scritto ( il cui nome, unica eccezione alla regola che mi son dato, penso sia  Paolo) o ai suoi eredi.
 
Vi rinnovo la richiesta di aiuto.
 
Se penserete di avere una traccia contattatemi, se vorrete conferme a Vostre ipotesi chiedetemele e risponderò, privatamente se preferirete, via e-mail o chiamandovi al telefono.
 
 Se crederete di aver individuato il soggetto della mia ricerca e siete in grado di raggiungerlo invitatelo a mettersi in contatto con me.
 
Con un po’ di tempo risponderò, nei limiti del possibile e di quanto ora a me noto, ad ogni richiesta.
 
Pubblicizzate questa mia iniziativa presso i Vostri amici. Invitateli a passare dal blog
 
http://delDiariosconosciuto.splinder.com
 
 
Se vorrete scrivermi fuori blog eccoVi l’e-mail appositamente accesa per questo tipo di contatti:
 
deldiariosconosciuto@gmail.com
 
 
Ancora un grazie a Voi tutti ed un abbraccio.
 
banzai43  
 
------------------------------------------------
 
 
PS – Altri punti di riferimento, ma non specifici, saranno:
 
·        il mio blog usuale (di tutt’altro contenuto)            

 
http://banzai43.wordpress.com
 
·        e la connessa e-mail                                                   

 banzai_43@hotmail.it
 
postato da: delDiario alle ore 03/09/2007 21:05 | link | commenti (14)
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“Del diario sconosciuto”

Cronologia del "Diario" e dei fogli sparsi

 

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Il materiale da me esaminato riguarda testi:

 

  • del “Diario” elencati nell’ordine nel quale appaiono
  • dei “Fogli sparsi” secondo la data annotata o, in assenza di questa, secondo l’ordine che mi è sembrato più logico al contesto.

            I testi che verranno, successivamente, proposti saranno forniti in ordine cronologico.

 

Grazie della pazienza

    banzai43

 

Ecco il contesto originario

 

Sul Diario (17 brani)     ·         11.12.1977  ·         25.12.1977  ·         19.01.1977 ·         10.05.1977

 

·         16.05.1977 ·         19.05.1977 ·         22.05.1977 ·         31.05.1977 ·         06.07.1977 ·         27.07.1977

 

·         28.07.1977 ·         18.08.1977 ·         19.08.1977 ·         04.01.1978 ·         06.03.1978 

·         cinque facciate bianche  ·         12.03.1979 ·         11.02.1981 

 

Sui fogli sparsi (8 testi aggregati) -      Di questi fornisco anche le prime parole

 

·         1976: La gente in tram è molto triste tragitti tra un posto di lavoro e una ….

 

·         Estate 1977 (prima del 30 Agosto): Da quando sono arrivato, o meglio dopo un giorno che ….

 

·         30 Agosto 1977: Non sono abituato. Non sono abituato a dire qualcosa di me ….

 

·         1978: Fare un film. In bianco e nero. Uno solo. Come si dice, ….

 

·         24.1.1980: (è iniziato il periodo dell’acquario, questo è l’anno). Ho provato a tornare ….

 

·         26.1.1980: Ho passato due giorni interi a telefonare, ogni quarto d’ora facevo questo numero,  ….

 

·         28.1.1980: Anch’io mi sono sentito in qualche modo liberato dopo questa notte. Più che ….

 

·         Pasqua (6 Aprile) 1980: Come, oramai tanto, tempo fa di nuovo solo con A..... e C.... E come tanto tempo ….

 

 

 

postato da: delDiario alle ore 03/09/2007 22:45 | link | commenti
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martedì, 04 settembre 2007

   Del diario sconosciuto    (1)

Senza data (Per il contenuto, attribuibile al 1976)

Quanto prodotto è la trascrizione di 12 fogli bianchi, di forma quadrata, quasi tutti scritti solo sul recto e uniti,  tra loro, da una graffetta metallica

 

                        (PRIMA PARTE)                         

  

Primo foglio

(Scritto con biro azzurra, calligrafia frettolosa, disuguale, ascendente, leggermente piegata a destra )

 

La gente in tram è molto triste tragitti tra un posto di lavoro e una famiglia; pensavo stamattina mentre appunto ero in tram e guardavo, con la stessa loro faccia, e i loro stessi occhi, la gente sul tram; la fatica pensavo di voler loro bene (la vecchia laida con il cagnolino, l’altre donne che ridono) all’ondeggiamento tra slanci e aperture e il rischio di una chiusura ipocondriaca e velenosa

 

Che strano è l’amore; si pensa all’altro come a un mondo diverso, misterioso e lontano; ed è con emozione che lo scopri uguale a te, le stesse ansie, le stesse trepidazioni.                           

 

Secondo foglio

 (Prima e ultime righe in stilografica inchiostro nero; altre righe in biro azzurra, calligrafia frettolosa, disuguale, disordinata, piegata decisamente a destra, ascendente)

 

parlarti dell’angoscia 

da una parte l’angoscia della nostalgia per la felicità di essere insieme acuita magari dalla felicità di una giornata serena, dall’altra l’angoscia per la incertezza di questa situazione, la mia debolezza oggettiva, l’incapacità materiale di spostare le cose a mio favore.

 

Conto i giorni di questa angoscia come il carcerato segna sul muro i giorni della sua condanna, con lo stesso senso di sollievo verso una incertezza che per il fatto di essere diversa dalla certezza di questa condanna sembra essere una liberazione.

 

Lo struggimento con il quale ricordavo i tuoi occhi, il tuo profilo, ricercando nei ricordi dei momenti passati insieme piccole cose e grande nostalgia

 

Terzo foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia più regolare e con caratteri decisamente più piccoli)

 

oppure della riflessione che sto facendo su me stesso e sul nostro rapporto: quello che ti scrivevo nella lettera che t’ho dato prima della tua partenza, con i toni forse un po’ drammatici della tensione emotiva del momento, era che questo rappoto si qualifica attraverso una grande fiammata amorosa, per cui l’ipotesi di un rapporto basato sulla reciproca autonomia, su una reale uguaglianza, trova in questa fiammata un impulso

Mentre il tuo rapporto con C, nato e cresciuto in modo diverso, rapporto privilegiato e per te esclusivo, è entrato in crisi su questo e ha bisogno di “riqualificarsi” attraverso la conquista di questa eguaglianza, di questa autonomia.

 

Se questo è, come credo, un bisogno profondo e reale, non sei certo tu che puoi permettere al vostro rapporto di fare questo salto, ma tutto dipende da C, dalla sua capacità di rinnovarsi in questo rapporto, per questo rapporto.

 

Quarto foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia nuovamente più disordinata e caratteri piccoli)

 

Nel mio ottimismo e nella mia fiducia nel prossimo mantengo, o cerco almeno, sufficiente lucidità per capire che in un caso del genere l’obiettivo che ti sei data lo puoi raggiungere attraverso un “nuovo” rapporto, che nasca e cresca su queste basi e che a partire da questo anche gli altri rapporti si possano “riqualificare”.

 

Quindi attraverso la messa in crisi fino in fondo del rapporto con C.

 

E’ per questo credo che io sono riuscito a troncare i legami affettivi “tradizionali” che avevo, volendo ricostruirli su un altro terreno; se c’era all’interno di questi rapporti, un senso, un qualche cosa che andasse salvaguardato (cosa che credo di qualunque rapporto fra esseri umani)

 

Quindi c’è un rischio secondo me, che se non c’è il massimo della tensione l’alternativa diventa il tran-tran (inteso in senso non dispregiativo, ma

 

Quinto foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia come nel quarto foglio. Molte le cancellature per ripensamenti)

 

nel senso di un rapporto consolidato su basi di cui si sono conosciuti tutti i limiti) del rapporto “privilegiato” che vorrebbe dire l’affossamento di questa ipotesi e in prospettiva l’affossamento “tout court“.

 

Io dico queste cose per la riflessione, a mente oramai veramente serena, anche sulla mia esperienza personale. Il non aver saputo a tempo debito rompere fino in fondo i vincoli di un rapporto tenuto in piedi per buona volontà su un terreno molto basso di legami ha impedito di potergli dar fiato e prospettive di crescita e di sviluppo.

 

Sesto foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia come nel quarto foglio)

 

A questo si aggiunge poi un ulteriore elemento di rischio ed è la spinta a difendere se stessi; che è poi secondo me la faccia “maschilista” del femminismo (come, al di là dell’azione di rottura e di provocazione oramai superata ha il turpiloquio femminile). In questo senso: esiste e viene affermata nella pratica un tipo di autonomia che è l’autosufficienza anche emotiva, sentimentale; ma una autosufficienza che si basa sul porre dei limiti alla qualità dei rapporti tra la gente, dei limiti oltre i quali non si va per non farsi troppo coinvolgere e quindi anche “fregare”. Per me è proprio il contrario. Rimanere all’interno di questi limiti vuol dire farsi fregare in realtà,

 

Settimo foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia frettolosa, piegata a destra)

 

perchè si dipana una rete di rapporti basati poi sostanzialmente sull’utilitarismo (siamo insieme perché è piacevole stare insieme, fare delle cose insieme senza però che nascano gravi problemi ché allora non è più piacevole) che tutto sommato è un terreno assai basso per costruire dei rapporti che è vero non “fanno male”, ma è altrettanto vero non fanno  neppure bene, nel senso che non costruiscono nulla che li faccia crescere, approfondire e dare un senso reale alla nostra vita.

La seconda parte è in fase di approntamento.

A presto

banzai43

postato da: delDiario alle ore 04/09/2007 21:48 | link | commenti (3)
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mercoledì, 05 settembre 2007

del Diario sconosciuto (2)

   Del diario sconosciuto     (2) 

 

 

Senza data (Per il contenuto attribuibile al 1976)

(SECONDA PARTE)

 

Ecco la seconda parte dei 12 singoli fogli interamente bianchi,

di formato quadrato, scritti, quasi tutti, solo sul recto,

uniti, fra loro, da una graffetta metallica.

 

 

La prima parte è stata pubblicata ieri, 4 settembre 2007

       

 

Ottavo foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia come nel foglio sette) 

 

Per me i rischi che ci sono, e i costi soprattutto, nella situazione nella quale siamo, vanno corsi e pagati tutti, altrimenti c’è un rischio molto più grande, l’appiattimento e l’inaridimento della nostra capacità d’avere “rapporti“ e in fin dei conti l’appiattimento e l’inaridimento della nostra vita.

 

Per questo a 34 anni io sono felice di sentire in me i palpiti dell’adolescenza, sono i palpiti di una vita non ancora spenta del tutto, come avevo in parte pensato ed in parte anche accettato con certa serenità (pensavo però nello stesso tempo che il rapporto con i miei figli -nei suoi limiti- avrebbe significato per me una valida alternativa)

 

Nono foglio

(Tutto come nel foglio otto)

 

E questa occasione che ho in te non intendo assolutamente perderla né per me, né per te L….

 

Decimo foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia molto nervosa e disordinata,

piegata a destra, varie cancellature per ripensamenti)

 

 

L’inventario dei ricordi, è tutto quello che ho

 

2 occhi asimmetrici d’un colore irripetibile

un quadrifoglio colto nell’aia d’una cascina

2 lettere

una scatolina dipinta rimasta una settimana in borsa

una rosa appassita di quelle che ti portò tua madre

 

e poi nella vita quotidiana fulminazioni   di immagini come se in nel film della vita, e dei pensieri delle occupazioni quotidiani, si inserissero dei fotogrammi, chissà come e perché, una via di Spoleto, il tuo profilo in macchina, un gesto, un oggetto, mai parole, sempre immagini; l’ombra trafitta da raggi misteriosi in una valletta sul lago di Como, una pasticceria di Alba, una strada in discesa lungo un muro di Bobbio; forse questa è la vita un film in bianco e nero folgorato da fotogrammi a colori.

 

Retro del decimo foglio

(In stilo, inchiostro nero, calligrafia come sul recto)

 

il ricordo atroce di una discussione sballata in un ristorantino di Spoleto, un ricordo angustiante.

 

Undicesimo foglio

 (In matita, calligrafia disordinata, numerose le cancellature)

 

 

Perdonami L. Mi sentivo abbandonato e respinto, ti sentivo incurante e indifferente verso di me.

 

Avevo un desiderio non di vendicarli, ma come di fare i conti dare e chiedere, soprattutto chiedere, delle spiegazioni.

 

Poi t’ho vista e non capivo più cosa avevo da chiederti, annaspavo con le mie domande assurde.

 

Perdonami.

 

Ho ritrovato la dolce ma dolorosa nostalgia, tutta 

 

Retro dell’undicesimo foglio  

(In matita, calligrafia come sul recto)

 

tenerezza per te. Ne sono così felice.

 

Ho letto la tua lettera; non ho nulla da dire.

 

Prendo atto di ciò che tu m’hai detto, di ciò che tu mi hai scritto; non posso dire che comprendo del tutto le tue conclusioni, perché io credo che se era sbagliato pensare in un senso prima (dando cioè forza quando non ce n’era) così forse è sbagliato o è la conseguenza della forzatura precedente forzare nell’altro senso adesso.

 

Io credo che esistano dei fili, forse fatti con l’erba e i fiori della primavera che ci legano. sono le nostre mani sulle foglie,

 

Dodicesimo foglio

 (In matita, calligrafia come nel foglio undici. Alcune correzioni.)

 

i racconti della tua infanzia, il tremito delle nostre bocche, la dolcezza e la serenità di stare vicini, il sorriso negli occhi.

 

Io credo che questi fili non cadranno perché ora è autunno e poi verrà l’inverno. Io non voglio che cadano, non chiedo che leghino le nostre vite come catene, credo solo che sia un bene per entrambi fare in modo che non si spezzino: esili forse, ma cari e teneri.

 

postato da: delDiario alle ore 05/09/2007 22:18 | link | commenti
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giovedì, 06 settembre 2007

  del Diario sconosciutoo
 3
19.1.77
E’ il terzo testo redatto sul quaderno.
Fra le pagine un fiore a corolla, ormai secco,
presumibilmente di colore azzurro a stelo lungo.
 
Con una scrittura ordinata, senza correzioni, F........ tiene un diario che, come il resto di sé, rimane esposto a chiunque passi e ne sia curioso. E’ il ritratto, a rovescio, di Dorian Gray: metodica, precisa, ordinata e riflessiva smaschera la superficialità con cui io la giudico e il fatto che di ogni cosa si veda solo il lato illuminato, e ci basta.
 
Ho pensato a quanto poco io rifletta su me stesso; ho pensato che di ciò che faccio e penso non conservo la memoria, ne traggo quindi un frutto acerbo. Mi può aiutare tenere un diario? Forse.
 
Proviamo.
 

….”perché oltre tutto quella ditta ti fornisce anche …” la voce dei commessi di De Magistris nel cortile, e il fatto che tutto conta niente.


 
postato da: delDiario alle ore 06/09/2007 21:35 | link | commenti (1)
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venerdì, 07 settembre 2007

  del Diario sconosciuto      (4) 
10.5.77
E' il quarto testo redatto sul quaderno.
In stilografica e inchiostro nero.
 
E’ passato del tempo prima che risentissi il bisogno di riflettere su di me al punto di riprendere questa idea di tenere un diario.
 
Vorrei innamorarmi. Ne ho bisogno e paura. Sento ritornare secchi in me, mentre finalmente la primavera s’è affermata sulle tristi piogge dei giorni scorsi, gli slanci, le curiosità e le aperture che erano il lato positivo, e residuo, dell’esperienza con L.....
 
Sento la mia solitudine e la mia insoddisfazione di non poter contare su me stesso per non perderla o per accettarla.
 
Penso che debbo fare una lenta operazione di riflessione e di verifica radicale su me stesso, perché oltre tutto il tempo stringe.
 
Ho una occasione; la voglio cogliere, la voglio cogliere fino in fondo, cercando di capire quello che mi succede, quali sono i meccanismi, quelli reali, che si muovono e vedere in che misura mi posso modificare, e per che cosa.
 
Tanto per cominciare la telefonata di stasera, goffa e con tutta quell’aggressività da timido, non serve che io la cancelli dalla memoria con una operazione di censura che mantiene a un livello decente la mia sopportazione di me stesso.
 
Ho paura di essere messo in discussione di fronte agli altri, paura di essere giudicato, e giudicato male. Perché? Basta che io rimandi tutto a mio padre, alla sua oppressione, alla sua competitività ossessiva?
_________________________   (by banzai43)
postato da: delDiario alle ore 07/09/2007 16:05 | link | commenti (3)
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lunedì, 10 settembre 2007

del Diario sconosciuto    (5) 
 
16.05.1977 (La data, nell’originale è priva dell’anno)
E' il quinto testo redatto sul quaderno.
In stilografica e inchiostro nero.
 
 
Questa storia è cominciata. E le carte sono subito tutte in tavola:
 
da un lato 22 anni, partire da sé, volontà di non soffrire e di non dare spazio a chi possa far del male, altre cose di cui è più facile pensare di avere una percezione che una conoscenza e infine tenerezza longilinea e bionda, flessuosa e a scatti che escono da “altri” pensieri, forse per una esplorazione, la determinazione di avere certe cose e di non volerne altre, ma anche l’incertezza, la verifica;
 
dall’altra parte 35 anni, una vita di rapporti non vissuti se non nella sfera superficiale, quella che non metteva in discussione nulla nel profondo a partire dal capire perché delle mie pause, delle mie timidezze; due figli amati fino a piangerne; una militanza vissuta come un dovere davanti a me stesso e alla storia.
 
La solitudine è il frutto di quella mancata partecipazione?
 
Questa storia cominciata -e che potrebbe anche essere già finita- sarà l’occasione che dicevo?
 
Lo stesso scrivere questo diario -e il modo in cui lo scrivo: in fretta e senza dire tutto- è lo specchio della disponibilità, del bisogno e della paura, dell’attaccamento al certo che abbandono.
 
Piove ormai da tempo immemorabile; il più brutto mese di maggio che io ricordi. E’ da quando avevo 10/11 anni e stavo a Milano e vedere un prato verde mi emozionava, che non provo la stessa attrazione a “tornare” in campagna, una voglia di appiattirmi nei boschi a spiare la vita degli animali e guardare la modificazione che il passare del sole produce nelle luci, nelle ombre tra le piante, sull’erba.
 
Sdraiarmi ai piedi di un albero a testa in su e guardare tra le foglie e i rami passare le nubi, cogliendo la profondità del cielo e aver il senso dell’indefinito e dell’infinito. Ora ho bisogno di queste cose: ricomporre la frattura con la natura in un mondo avviato alla distruzione. In Brasile stanno lottizzando il Mato Grosso, l’ultimo polmone verde dell’emosfero occidentale. Dove possiamo noi ricomporre questa scissione: sulle colline della Brianza in vista della ciminiera dell’ICMESA o in una baita su un alpeggio abbandonato? Intanto sul terrazzo imparo a conoscere le piante, il loro tempo di crescita. Ho piantato una quercia, in tre mesi è diventata alta 15/20 cm., il fusto diritto e le foglie ben stese.
 
Con L…. tutto il mio tentativo di capire era proiettato verso di lei; le scrivevo ma più che altro per colmare i vuoti, tenere un collegamento con le emozioni e il bisogno di certezza che coabitavano.
 
Stavolta scrivo a me stesso e su me stesso, o almeno provo. Questo fatto, il tentativo non tanto ancora di partire da me ma di capire o di percepire e mettere in chiaro i meccanismi del mio atteggiamento verso me stesso e verso l’esterno, è talmente e radicalmente “rivoluzionario” per il mio sistema di vita che si mettono subito in moto gli anticorpi della conservazione. Eppure so che tutto questo non può che farmi bene, anche se dolorosamente.
 
F..... dice che sono un “acqua cheta” e si sente come defraudato di D....... In realtà si sente come il “re” della foresta quando un daino sfugge alla sua caccia lenta e sorniona.
_________________________   (by banzai43)
 
 
postato da: delDiario alle ore 10/09/2007 13:04 | link | commenti (2)
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martedì, 11 settembre 2007

  del Diario sconosciuto    (6)

19.5.77 (PRIMA PARTE)

E' il sesto testo del quaderno; in stilografica e inchiostro nero. Fra le pagine un piccolo fiore, con sei petali disposti a stella in cima ad un lungo stelo alla cui base vi è una foglia larga a forma di zappa e, più sopra, poco prima del fiore, una seconda piccola foglia arricciata.

Piove ormai da un mese, ma alla sera il cielo lascia trasparire tra i cumuli di nuvole i raggi del sole che tramonta. Sui tetti di tegola cade questa luce rossastra e le dolcezza è pari alla malinconia.
 
Sono alle prese con la mia ansia. Un’ansia che questa volta non è solo la voglia di vedere la donna che mi piace, ma è anche il timore per tutto ciò di nuovo che può rappresentare per me. A partire dei 13 (tredici!) anni che ci dividono: quando io facevo il liceo lei faceva le elementari, proveniamo da storie di mondi diversi in un periodo nel quale le distanze generazionali si contano anno per anno. Ma soprattutto quello che io vorrei capire ora è il perché di questo tremore interno: aspettare il momento della telefonata, o sperarlo, invece in funzione del momento in cui la vedrò, pensare a ogni sfumatura, a ogni ombra come a chi sa cosa; una vecchia storia.
 
Con L.... era una cosa tremenda: la mia vita ne era tutta modificata, ma questa modificazione era tutta superficiale, non riguardava il modo in cui io ero, ma il modo di questo rapporto che si consumava tutto sulle superfici esterne: la pelle, gli occhi, i palmi delle mani, la bocca. L’amore era più fondo, ma non è bastato.
 
Con D...... accadrà la stessa cosa?
Ritroverò gli slanci e le curiosità sulla spinta di un nuovo amore, ma per questo amore nuovo, oppure sarò capace di fare un’operazione più profonda, modificare i meccanismi che mi tengono incapace di comunicare me stesso, di rompere gli schemi, verniciati solo di nuovo, che riproduco?
 
Questo è già un primo punto con il quale ho da fare i conti. E si vede come li faccio: ci giro intorno, non entro nel merito; faccio più che altro un discorso di metodo.
 
La questione è questa: se io mi innamoro di D...... e vivrò in funzione di questo essere innamorato finché la cosa durerà –con quindi tutte le ansie, le trepidazioni, le dipendenze e la subordinazione, la ricerca della soddisfazione di un possesso- oppure se io sono capace di viverlo questo come un rapporto tra eguali che dia gioia e piacere reciprocamente senza che entri in gioco il possesso, comunque mascherato –e io sono molto, molto bravo a mascherarlo, così bravo che lo rovescio addirittura come con Laura- accettando le differenze, le storie diverse, le diverse esigenze e partendo da questo trovare trovare delle cose da scambiare, delle sensazioni da provare insieme, un rapporto, un incontro reale.
 
Un esempio: io sono timido e sono anche timoroso. Prima di telefonare ci penso su un sacco e mi chiedo e mi rispondo. Di cosa ho paura? Di un diniego. Di un rifiuto. Non so ancora capire bene perché; non è solo perché un “no” fa male, o è solo per questo?
 
Devo però anche capire che un incontro fra due esseri umani per esistere, per essere tale, deve avvenire tra quello che questi due esseri esprimono, sono; non tra gli opportunismi e i mimetismi dietro i quali si crede di non soffrire.
 
Questo mi sembra importante (è buffo dirlo a 35 anni! Penso che questa storia degli anni la butterò sul ridere, in fondo è divertente -se la vita mi durerà ancora un po’- esplorare se stessi); quello di esprimere quello che penso e che sento e metterlo a disposizione, a confronto, mettersi a nudo.

LA SECONDA PARTE VERRA' PUBBLICATA DOMANI

_______________   by banzai43

postato da: delDiario alle ore 11/09/2007 21:26 | link | commenti
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mercoledì, 12 settembre 2007

 del Diario sconosciuto   (7)
 
19.5.77   (SECONDA PARTE)   
LA PRIMA PARTE CONCLUDEVA CON LA FRASE SCRITTA IN VERDE
 
Questo mi sembra importante (è buffo dirlo a 35 anni! Penso che questa storia degli anni la butterò sul ridere, in fondo è divertente -se la vita mi durerà ancora un po’- esplorare se stessi); quello di esprimere quello che penso e che sento e metterlo a disposizione, a confronto, mettersi a nudo.
 
Mi rendo conto che tutto sta cambiando, e mentre il clima intorno è ogni giorno più greve e teso, gli sbocchi si fan sempre più stretti e bui, io mi trovo a cominciare tutto da capo.
 
Forse riesco anche a farmi degli amici, miei, e non a essere fatto amico da altri. Anche questo rapporto ai 35 anni che effetto fa?
 
D…… mi sembri una bellissima (!) occasione.
 
Sarà possibile essere realmente franchi tra di noi?
 
L’ho incontrata per strada mentre portavo da M….. i bambini; avrei voluto uscire con lei stasera, le ho chiesto cosa avrebbe fatto: prima di tutto riposare. Le ho telefonato alle 21.15 e non c’era nessuno. Quello che mi viene da pensare è “ma allora m’ha preso in giro!”. Questo è il punto. Ma non mi viene in mente, con la ragione lo respingo, ma tutto sommato lo sento.
 
Capire, o almeno cominciare a capire le cose, non vuol dire superarle. Mi sembra di dover mettere in conto molta fatica e anche molta sofferenza.
 
Oggi sono andato alla riunione del collettivo aziendale (la mia “creatura”) -credo che sia la prima volta- e non ho sofferto per nulla. Sono sulla buona strada?
 
Forse riprenderò anche a leggere. 10 anni senza letture cominciano a essere un po’ troppi.
omino3_in piccolo

 

                                   e perché non riprendere anche a disegnare?

                                   Ma chi mi credo di essere, uno che rinasce a 35 anni?

                                   C’è una cosa buona: ho voglia di tenere ‘sto diario.

 

 

__________   by banzai43

postato da: delDiario alle ore 12/09/2007 17:05 | link | commenti (1)
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giovedì, 13 settembre 2007

  del Diario sconosciuto     (8) 
 
 
22.5.(1977, anno mancante nell’originale)
 
Settimo testo del quaderno. In stilografica e inchiostro nero.
 
Un giorno fuori finalmente con il sole. Ieri una cena con gente simpatica. Io sempre come teso a spiare che so i battiti del cuore di D......, i suoi respiri, i suoi occhi in cerca sempre di una rassicurazione. Così non sto mai bene se non quando son solo con lei e lei si dedica (!) a me.
 
Cosa mi dà questo rapporto sinora:
 
1)      incertezza, derivata dalla mia continua ricerca di rassicurazione, quindi dal continuo timore che qualcosa non vada bene (chiederei sempre “cosa pensi” e “come stai”, senza essere in realtà interessato ma per sapere come sta e cosa pensa rispetto a me);
 
2)      frustrazione, derivata dal vecchio tragico iato tra quello che penso e quello che dico, quello che comunico, quello che di me “do”.
 
Perché? Sono stato educato a concepire i rapporti d’amore come forme tutto sommato assistenziali, forme di mutuo soccorso (la borghesia li ha creati tali, ecc. ecc.) e come tali quindi basati su un universo a due che vivono uno nell’altro. Io non so se mi serva molto questa specie di autoanalisi; forse si, anche se in realtà penso che la soluzione è semplice: basterebbe che io fossi me stesso, mi comportassi come vorrei, dicessi le cose che sento e penso.
 
Ma forse serve capire i meccanismi di questa incapacità.
 
Allora qui si tratta per me di scontare (come la penosa telefonata di questa sera: ero partito dicendo “ho voglia di telefonarle, dirle che la voglio salutare e che lo faccio finalmente, non lo penso solo”) una fase di difficoltà, di sofferenza, di goffaggine e anche di insuccesso, per arrivare piano piano a questo benedetto risultato.
 
Una cosa però mi devo anche mettere in testa: che questo diario non è un alibi per fare un po’ i conti con me stesso qui e poi fuori di questi fogli continuare come prima. Eh, no!
 casetta2_piccola

Dal corridoio della mensa del corriere alle 9 di stasera.

_______________   by banzai43

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